Aprile 1999 Chiuso per Toldo - Brevetto esclusivo Per spiegare la stagione della Fiorentina bisogna cominciare dal suo portiere che si è definitivamente consacrato tra i migliori d'Europa. Non a caso il Manchester gli ha messo gli occhi addosso. Francesco Toldo è diventato anche 'cattivo': "Se volevo sopravvivere in questa giungla che è il calcio dovevo darmi da fare. Ed è quanto ho fatto". Il numero uno viola contesta le nuove regole che limitano sempre di più i portieri ed ha un sogno nel cassetto, quello di poter, un giorno, segnare un gol nella porta avversaria. di Brunella Ciullini Se la Fiorentina ha disputato finora una stagione da protagonista, una bella fetta di merito è sicuramente di Francesco Toldo che sta vivendo quello che molti considerano l'anno della sua definitiva consacrazione. Inevitabile, dicono i più. Già, perché una grande squadra, oggi più di sempre, non può prescindere da un grande numero uno. Francesco, lei guida da tempo la classifica di rendimento dei portieri della Serie A. Come valuta tutto questo? "In maniera positiva, ovviamente. Sono piuttosto soddisfatto di come stanno andando le cose anche se, è chiaro, non bisogna mai smettere di migliorare". Che voto darebbe alla stagione fin qui disputata? "Aspettiamo il 24 maggio per farlo. La stagione deve ancora finire e molto, se non tutto, dipenderà proprio da queste ultime giornate". Condivide comunque con chi afferma che finora si è visto il miglior Toldo? "Prima voglio vincere qualcosa, poi ve lo dirò". Di certo le sue quotazioni sono da capogiro, si parla di un'offerta del Manchester United per lei di diverse decine di miliardi. "Tutto questo fa piacere, perché significa che quanto stai facendo lo stai facendo bene, ma per me non cambia nulla". Se fosse un presidente di calcio, lei investirebbe una grossa cifra per acquistare un portiere? "Sì, lo farei. Perché una grande squadra non può prescindere da un grande portiere. Però..." Però? "Se fossi un presidente comprerei giovani di talento e li alleverei, proprio come ha fatto la Fiorentina con me. Nelle squadre italiane mi piace vedere tra i pali portieri italiani, non stranieri. Trovo assurdo che un club spenda e spanda per comprare attaccanti, difensori e centrocampisti di grosso calibro e per risparmiare acquisti un potiere straniero. È assurdo oltre che controproducente". Spesso in passato prima la riempivano di elogi, poi le imputavano la mancanza di "cattiveria". Oggi però non è più così, sembra davvero diventato più "cattivo": cosa è successo? "È stato un processo graduale e, credo, naturale. Mi hanno buttato nella mischia che avevo appena 22 anni, non potevo quindi avere la giusta maturità... Ma se volevo crescere, se volevo sopravvivere in questa giungla che è il grande calcio dovevo darmi da fare. Ed è quanto... ho fatto". tratto da Viola n.47