Toldo, vi racconto Batistuta "Era un fenomeno e un trascinatore, ma quei jeans..." Sette stagioni insieme alla Fiorentina, un rapporto fatto soprattutto di stima: i ricordi del numero uno GIUSEPPE CALABRESE Toldo, se la ricorda la prima volta che ha incontrato Batistuta? «No. Però mi ricordo una partita di coppa Italia, qui a Firenze contro il Venezia. Perdemmo 2-1 e Effenberg sbagliò un rigore, facemmo appena in tempo a chiudere la porta dello spogliatoio altrimenti i tifosi ci avrebbero picchiato. Ero appena arrivato e rimasi sconvolto». E Batistuta cosa le disse? «Niente, cercò di farmi coraggio». Dica la verità, non siete mai stati amici. «Siamo stati compagni di squadra, tra di noi c’era grande rispetto. Avevamo fatto una sorta di patto senza dirci niente: lui doveva fare i gol e io evitare di prenderli». Però lei ha detto che senza Batistuta lo spogliatoio sarebbe stato più unito. «Quelle parole sono state equivocate. Io volevo dire che la sua partenza, e quella di altri campioni, avevano ridimensionato un po’ la Fiorentina e l’unità all’interno del gruppo sarebbe stata la nostra forza. E avevo ragione, questo è un gruppo davvero unito». Cosa le piaceva di Batistuta? «La sua generosità, soprattutto fuori dal campo». E cosa non le piaceva? «Le sue scarpe da ginnastica, non se le comprava mai, e i primi jeans che indossava». Sette campionati insieme. Quando lei è arrivato alla Fiorentina Batistuta era già famoso, ma negli anni successivi è diventato un fenomeno. Cosa aveva di speciale? «La tenacia. È vero, negli ultimi quattro o cinque anni Gabriel è cresciuto moltissimo. In allenamento lavorava come un matto per migliorare le cose che non sapeva fare. E ha imparato molto, ora ho visto se la cava bene anche con il sinistro...». E le vostre sfide in allenamento? «Ogni venerdì ci esercitavamo sui calci di punizione: lui cercava di farmi gol e io tentavo di parare tutto. Ci stimolavamo a vicenda, era divertente». E chi vinceva? «A volte io, a volte lui. Ma non c’era in palio niente». Qual è stato il gol di Batistuta che l’ha emozionata di più? «Quello di Wembley. È stato bellissimo e poi per noi ha avuto un significato incredibile». Si ricorda un momento, uno in particolare, in cui la presenza di Batistuta è stata determinante dentro lo spogliatoio? «Sì, durante la gestione Malesani. Stavamo vivendo una situazione delicata e lui prese per mano il gruppo per farci fare un buon campionato. In questo era unico, era un grande trascinatore». Sia lei che Batistuta avete ricevuto la nomination per il Pallone d’Oro. Visto come vanno le cose, però, difficilmente uno di voi due vincerà. Ma secondo lei chi se le merita di più? «Se lui non lo vuole, lo prendo io...». Già, ma i portieri non vincono mai. «Invece sarebbe giusto aprire la strada anche ai portieri. Magari da quest’anno». È vero che lei è nervoso? «No». E allora perché ultimamente si arrabbia tanto? «Non mi arrabbio, urlo. Che è diverso. In campo dobbiamo farci rispettare». E la società? «Dovrebbe fare altrettanto». Torniamo a Batistuta... «Domenica lo saluterò e gli dirò di prendersi una giornata di relax». Cosa le fa più paura di lui? «La rabbia nel fare gol. Con la cessione alla Roma ha ritrovato la rabbia agonistica che aveva perduto». da www.repubblica.it