Sabato 1 Luglio 2000 Io come Frank de Boer, Kluivert, Stam, Bosvelt... di Nicola Binda Mi avevano insegnato un modo infallibile per battere i rigori. Almeno credevo. Piattone destro e secco sulla sinistra del portiere, senza incrociare il tiro. Gol sicuro. Così credevo, prima di quel giorno. Eravamo a Hong Kong in tournée con la nazionale di serie C (era il gennaio del 1993) e stavo seguendo un allenamento. Mentre il resto della squadra faceva la partitella, nell’altra metà del campo il tecnico Roberto Boninsegna tirava i rigori al portiere titolare. Quando Bonimba s’è stancato di calciare, il portiere mi ha chiamato, lanciando la sfida: «Tira dieci rigori: se quelli che riesci a segnare sono più di quelli che ti paro, ti offro da bere. Altrimenti, paghi tu». Okay, ho detto. So come si calcia un calcio di rigore, con gli amici non sbaglio mai. Palla sul dischetto, piattone destro e... parata. Porca miseria, come ha fatto? Riproviamo. Piattone destro, bello angolato, gol. Ah, meno male. Ma adesso, dove tiro? Ormai il portiere ha capito. Proviamo a cambiare angolo: terzo rigore, parato; quarto rigore, stavolta fuori. Torniamo al mio angolo preferito: altra parata. Cinque tiri, un gol. La scommessa è quasi persa. Sesto tentativo, ancora nel mio angolo, ma il portiere, con quella manona, ci arriva anche stavolta. Mi dico: male che vada, facciamo pari. Invece Boninsegna richiama il portiere negli spogliatoi. L’allenamento è finito, la sfida interrotta. Per fortuna. L’altra sera l’ho rivisto, quel portiere. Fermo sulla linea, quel mezzo sorriso beffardo, le braccia larghe. E poi quello scatto verso il pallone, un urlo, la parata. Sì, era Francesco Toldo. E io, per un giorno, sono stato Frank de Boer, Kluivert, Stam, Bosvelt... Tratto da La Gazzetta Dello Sport www.gazzetta.it/lagazzetta