30 giugno 2000 "Così Toldo ha imparato a parare i rigori" Adriano Bardin allenatore dei portieri a Firenze "Francesco unisce talento e voglia di arrivare" di MASSIMO VINCENZI FIRENZE - Non gli ha spiegato come si parano i rigori, perchè ai pesci non si insegna a nuotare, ma negli ultimi due anni Adriano Bardin di suggerimenti a Francesco Toldo ne ha dati parecchi. E' il preparatore dei portieri della Fiorentina che segue il numero uno azzurro da un paio di campionati dopo essersi occupato di Tacconi, Marchegiani, Fiori e tanti altri sparsi per la serie A. E' lui che adesso impazzisce di gioia per i miracoli del suo giocatore, per quei tuffi potenti ed eleganti che hanno chiuso la porta agli olandesi e mandato in finale l'Italia. Tre rigori parati nella stessa partita sono qualcosa di più di un dato statistico: sono un capolavoro. Sono la favola bella di un ragazzo partito con Toldo e l'idea di doversi vedere tutti gli Europei dalla Nesta i panchina, quasi come un turista, e diventato migliori Ma strada facendo il più bravo di tutti nel suo c'è il boom ruolo. La conferma di un talento eccezionale e di Totti di un carattere di ferro, da bravo "figliolo" di provincia che si arrampica con ostinazione e "Una grande fortuna sui gradini della vita: "Quando sono prestazione arrivato alla Fiorentina due anni fa conoscevo Del Piero già Toldo di fama e gli ho detto: adesso ti sto compreso" a guardare per un mese poi decidiamo cosa c'è da fare. Assieme abbiamo concordato che c'erano Gli altri solo da limare i dettagli e ci siamo occupati servizi... solo di quelli". Da allora Toldo e il suo preparatore si sono concentrati su quei piccoli particolari che fanno la differenza tra un campione e un fuoriclasse. Ore e ore a sudare quando i compagni di squadra sono già sotto la doccia, ore e ore tra i pali infischiandose del sole e della pioggia: "Francesco ha tantissima voglia [Image] di migliorare, si è messo sotto con grande passione a curare la posizione dei piedi, le uscite, i rigori. Soprattutto i rigori. Ogni giorno assieme a Mareggini e Taglialatela, gli altri due portieri, ci fermavamo a tirare dagli undici metri. Una serie infinita di tiri, dove ognuno metteva un po' della sua esperienza: ci scambiavamo consigli, indicazioni, teoria e pratica assieme. Un lavoro duro, che facevamo pensando alle partite di coppa della Fiorentina, invece sono venute buone in azzurro". Nasce così, dal matrimonio tra la classe del singolo e il lavoro di squadra il gioiello dell'Arena di Amsterdam. Nils Liedholm diceva: "Se uno calcia bene il penalty la palla finisce sempre in porta". Quando il dogma va in tilt, il portiere sgrana gli occhi e salta come una molla ringraziando il cielo. Salta come ha fatto Toldo nella calda serata di Amsterdam: "Sono contentissimo per lui, sono felice perchè se lo merita come atleta e come uomo. Nella sua prestazione c'è racchiusa tutta la sua storia. Il primo rigore, quello che ha parato a De Boer, rappresenta il suo carattere, la sua grinta, la sua determinazione. E' il gesto di chi non si arrende mai, di chi vuol dire, questa sera ci sono anch'io. Poi c'è la perfezione tecnica con il tiro fermato a Bosvelt, davvero una finezza eccezionale". Come un gol di tacco, meglio di un gol: un'impresa da tenere in mente, da raccontare ai nipoti. "Ma lui non è tipo da esaltarsi o da deprimersi facilmente, è sicuramente felice ma sa che da domani sarà ancora sotto esame. In questi Europei ci siamo sentiti spesso, senza parlare di calcio, e l'ho trovato tranquillo, rilassato. La sicurezza di un vero campione". Adriano Bardin lo chiamerà prima della finale, ma non ha bisogno di dargli consigli particolari: "Gli ripeterò la frase che gli dico da quando è andato in ritiro con la Nazionale. Cioè di non guardare il 12 sulla schiena, perchè lui il numero 1 ce l'ha dentro, nella testa, nel cuore". Le doti giuste per montare di guardia al ponte levatoio del castello azzurro assediato dai nemici. Tratto da Kataweb Notizie www.kataweb.it