30 giugno 2000 Tutto amore & miracoli: "Ma sono così forte?" L'impresa da ricordare, i tre rigori parati, la fidanzata da sposare presto: ecco il nuovo idolo azzurro dal nostro inviato ENRICO CURRÒ ANVERSA - Modesto e inconsapevole come ogni gigante buono, l'eroe di Amsterdam ha preso coscienza del proprio eroismo soltanto ieri mattina: nella hall del ritiro di Grobbendonk, mentre i Tir belgi sfrecciavano ignari verso il vicino svincolo autostradale e sul pennone dell'albergo nessun tricolore garriva al vento, perché i soliti ignoti hanno rubato una settimana fa anche l'ultima bandiera, Toldo ha letto i giornali accanto alla fidanzata Manuela e ha capito che parare tre rigori nella semifinale dell'Europeo non è poi così normale: "Solo ora capisco cosa ho fatto. Prima ero in trance: ricevevo complimenti da tutti, ma non mi rendevo conto. Mi sono rivisto e adesso posso dirlo: forte così non pensavo proprio di esserlo. Per me è un anno benedetto: con la Fiorentina, in Champions League, ho giocato partite memorabili, soprattutto a Londra contro l'Arsenal. Ma la più memorabile è diventata questa di Amsterdam e chissà che adesso non ne arrivi un'altra, a Rotterdam. Sarebbe il regalo di nozze più bello per Manuela". Da ieri, in effetti, è il promesso sposo più celebre d'Italia: domenica 9 luglio, una settimana esatta dopo la finale, si sposerà a Padova. Costava 7 milioni in magliette e scarpette da calcio: tanto lo pagò il Montebelluna, quando aveva 15 anni, alla sua prima squadra parrocchiale del suo paese, l'Unione Sportiva Maria Ausiliatrice di Caselle di Selvazzano, hinterland padovano. L'Usma non aveva la partita Iva: l'unica forma di pagamento possibile era l'abbigliamento di gioco, quelle divise le sfruttarono per anni. Ora il ventinovenne Toldo vale almeno 60 miliardi, che per un portiere è un record. A Firenze, dove già la folla è orfana di Batistuta, la sua cessione sarebbe un sacrilegio. Per impedirla è sceso in campo perfino il sindaco Domenici. La Roma lo corteggia con l'assiduità dell'innamorato. Per trattenerlo, almeno per la prossima stagione, Cecchi Gori dovrà più che raddoppiargli l'ingaggio, che adesso è di un miliardo e mezzo. Ma per tre giorni ancora l'eroe di Amsterdam volerà più in alto delle terrene vicende di mercato: gli italiani gli si sono affezionati, lui ha scoperto tifosi illustri e insospettabili. "Voglio che Toldo e gli altri vincano contro la Francia", dice Schumacher e quando gli altri si chiamano Maldini e Del Piero, Totti e Nesta, Inzaghi e Cannavaro, significa che il giocatore più famoso di questa nazionale, per tutti, è diventato il portiere. Accadde, prima di lui, soltanto a Zoff. Di solito si raccontano i gol, ma le parate di Amsterdam valgono più di un gol. "La più difficile, la più bella e la più importante è stata quella del primo rigore, quello di De Boer. Il pallone era angolato, io ero stato appena ammonito per proteste: respingere quel tiro è stato come reagire a un'ingiustizia, da lì la squadra ha trovato la forza per non arrendersi". Il resto, l'altro rigore di Kluivert finito sul palo durante la partita, quello sbagliato da Stam, quelli parati ancora a De Boer e a Bosvelt, sono sembrati, anche a lui, quasi un corollario. "L'ho già detto: credo che se avessero tirato per un mese, non avrebbero mai fatto gol". L'ha detto anche alla sua Manuela, alta e bionda, con la quale vive a Firenze in una villa in collina, ma gliel'ha detto di sfuggita, perché con lei non ama parlare di calcio: hanno discusso dei preparativi per il matrimonio: "Quando ci siamo conosciuti, Francesco non mi aveva nemmeno confessato di essere il portiere della Fiorentina". Fu, raccontano, il solito colpo di fulmine. Lui, reduce da un fidanzamento tormentato, vide lei, che faceva la commessa, in un negozio di abbigliamento del centro di Padova: "Da quando l'ho conosciuta, la mia carriera è cambiata in meglio". Certo è difficile credere che, prima, Toldo fosse un brocco: il Padova, che lo scartò da ragazzino preferendogli il futuro carneade Zancopé, e il Milan, che nel '95 lo lasciò alla Fiorentina, hanno avuto di che pentirsi. "Il mio punto debole erano le uscite e i rigori: devo dire grazie al mio preparatore Bardin. E a Zoff, naturalmente: mi dice poche cose, soprattutto che non vuole vedere respinte". E' difficile credere anche che il suo punto debole fossero i rigori: a Caselle, sotto la casa dei genitori, ieri gli striscioni inneggiavano all'invulnerabilità di questo gigante di 1,96. Papà Lorenzo partirà oggi per l'Olanda con la moglie: "Auguro a ogni padre di provare quello che ho provato io". Forse arriverà anche Giuliana, la sorella di 25 anni che ha giocato in serie A1 a pallavolo e che è stata Miss Veneto. Resterà invece davanti alla tv lo scopritore di Toldo, Franco Pedron, allenatore dell'Usma: "A Francesco, da bambino, piaceva segnare: giocava terzino, mediano, attaccante. Poi volle provare in porta, pensava che si faticasse di meno". L'eroe di Amsterdam è nato così. Tratto da La Repubblica www.repubblica.it